SALUTE E BENESSERE
Faccio il Clown per sentire più vicina mia figlia.
a cura di:
Silvia Del Beccaro
La
Sua associazione nasce dalla volontà di superare un momento tragico, per
Lei e per Sua moglie: la perdita della figlia Veronica. All’inizio, però,
accompagnava solamente i Suoi ragazzi a fare alcuni spettacoli. Cos’è
scattato, in seguito, per spingerLa a vestirsi anche Lei da
clown?
Un giorno
eravamo in un centro per malati psichici e i miei clowns mi hanno detto:
“Perché non ti metti in gioco e ti butti anche tu nella mischia?”. Così mi
hanno dato una giacca e mi hanno fatto indossare cappello e naso rosso.
Per gioco sono entrato anche io a ballare e giocare insieme agli altri. Lo
spettacolino è andato molto bene e io sono uscito entusiasta da questa
esperienza. Ero molto contento e in quel momento ho sentito mia figlia
dentro di me. Ho capito che quella era la strada giusta da
seguire.
Oltre ad occuparvi di ospedali e centri per malati
psichici, so che fate visita anche a carceri e case di cura. Avrebbe
qualche aneddoto da raccontarci al
riguardo?
Mi ricordo
quella volta che siamo andati nel carcere “Le Vallette” (Torino), quando
il nostro gruppo di volontari clowns è stato invitato nella sezione
riservata ai collaboratori di giustizia. Nel carcere erano rinchiusi
detenuti che scontavano pene di 15/20 anni, alcuni anche per delitti
mafiosi. All’interno della struttura, i carcerati stavano portando avanti
un percorso di socializzazione, attraverso il quale dovevano cominciare a
prendere contatto con il mondo esterno.
Per cui ci
hanno chiamato per fare una festicciola insieme ai detenuti. Avevo un po’
di timore, soprattutto se pensavo al fatto di presentarmi davanti a un
carcerato con un palloncino in mano. La cosa che mi ha stupito è stato
vedere che ai detenuti ha fatto molto piacere ricevere la nostra visita,
anche se consisteva solo nel chiacchierare insieme, ballare o suonare
qualcosa in compagnia. E’ stata un’esperienza piacevole. Anche con gli anziani non è facile
“lavorare”. Anche perché non sono certo come i bambini che, appena ti
vedono, cominciano a ridere; per cui non sai mai all’inizio se si
divertano oppure no. Anche loro, però, a modo proprio danno una grande
soddisfazione. Ci è capitato di dover animare alcune feste presso la casa
di riposo “Piccolo Cottolengo Don Orione” di Milano. In questi centri ci
sono persone che magari hanno anche problemi di Alzheimer e che,
all’apparenza, non sembra si divertano. Eppure alla fine dello
spettacolino sono molto gentili e ci chiedono quando torneremo. Queste
sono gratificazioni.
Quale crede che sia la chiave di tutto
questo?
Non credo
che la risata sia miracolosa, anche se so con certezza che funziona. C’è
anche un detto che dice: “È più facile far guarire un bambino allegro di
un bambino depresso e spaventato”. Io credo che anche solo l’idea di stare
in mezzo ai clowns, di cantare e ballare con loro trasmette buonumore. Il
fatto che ci possa essere una persona che ti sa ascoltare e che scherza un
po’ con te fa sicuramente piacere. Ho riscontrato reazioni positive non
solo nei bambini ma anche negli adulti.
A
quali progetti si è dedicato negli ultimi
mesi?
Sono stato
impegnato in due tour molto importanti. Il primo riguarda il progetto che
abbiamo realizzato in collaborazione con Clown One. A giugno siamo andati
nel Sud Italia, dove abbiamo trascorso alcune giornate a contatto con
disabili, malati psichici, malati tumorali, persone che vivono in campi
profughi. Abbiamo vissuto situazioni molto dure. A novembre sono partito
per la Russia, dove ho conosciuto il leggendario Patch Adams. Con lui sono
stato a Mosca e a San Pietroburgo, dove abbiamo fatto visita a ospedali ed
orfanotrofi. Devo dire che in quel Paese, il problema degli orfani è un
fatto molto grave. Sono situazioni decisamente brutte, dove la gente vive
in condizioni precarie.
Come sta affrontando questa situazione? E Sua moglie
che ruolo svolge in tutto questo?
Mi sento
sempre più coinvolto in questa cosa; ho una motivazione, dentro di me,
molto forte. Sento il bisogno di fare questa cosa perché penso che mia
figlia sia molto contenta di quello che stiamo facendo, da dovunque mi
guardi. Inoltre, mi piace stare con i ragazzi della nostra associazione,
perché hanno una bella carica e una grande energia. Si è instaurato un
bellissimo rapporto con loro, tanto che qualche volta mi chiamano
scherzosamente “il loro papà”. Mia moglie, invece, è il presidente
dell’associazione. Lei svolge un ruolo più strategico, ma sta cominciando
a buttarsi nella mischia. Ci ha accompagnati a Bologna, dove avevano
bisogno di alcuni clowns per una manifestazione organizzata dall’Onu.
Anche lei è molto attiva, anche se rispetto a me non è ancora pronta ad
infilarsi il naso rosso. In effetti, dice sempre io sono un clown
nato.
L’associazione Veronica Sacchi è nata nel 2000 a seguito,
purtroppo, di un evento tragico, che ha colpito sia Claudia che Ettore
Sacchi: la perdita della figlia Veronica in un incidente stradale. I
genitori hanno sentito subito il desiderio di fare qualcosa in memoria
della ragazza e così, con il sostegno di dodici amici, hanno deciso di dar
vita all’associazione Onlus (Organizzazione Non Lucrativa di Utilità
Sociale) a lei intitolata: un’associazione che ha lo scopo di
intraprendere e sostenere iniziative finalizzate alla promozione di
attività culturali e sociali che coinvolgano le energie giovanili. Oggi
l’associazione Veronica Sacchi conta più di 600 soci, un terzo dei quali
giovani e giovanissimi, che insieme, e in varia misura, condividono un
progetto andato via via definendosi. L’associazione vanta un ampio spazio
(300 mq), in via Don Guanella 11/2-4 (MM Precotto), dove vengono tenuti i
corsi di formazione per “ambasciatori del sorriso”. La sede è a
disposizione per tutti coloro che vogliono avere uno spazio per
organizzare attività culturali e ricreative. I corsi di clownterapia
riprenderanno con il 2004, sempre presso la sede dell’associazione. Per
partecipare al seminario è necessario inviare tramite posta elettronica
una lettera di presentazione e di motivazione all’indirizzo
veronicasacchi@libero.it. Oltre agli impegni settimanali con i piccoli
pazienti dell’Ospedale Niguarda, i volontari AVS hanno prestato e
presteranno la loro opera in diverse occasioni: comunità “La Carta” per
malati psichici, località La Carta (Genova); ospedale Bassini di Cinisello
Balsamo (Milano); comunità riabilitativa “Andare Oltre” per disabili da
incidenti, Divignano (Novara); Ospedale Buzzi di Milano.
Info:
Claudia e Ettore Sacchi
via Don
Guanella 11/2-4
20100
Milano
Tel.
02-27.000.276 oppure 335-7573223
www.veronicasacchi.it
e-mail:
ettoresacchi@tiscali.it
e-mail:
veronicasacchi@libero.it
Per
donazioni, bonifico a:
Associazione Veronica Sacchi Onlus
Banca
Agricola Mantovana
c/c
10629/20
ABI
05024
CAB
01606
Causale:
Trapani